10 tendenze dell’email marketing per il 2020

Di Graziano Brotto in: Email Marketing - Inserito il 19-02-2020

Tendenze dell'email marketing per il 2020: guida efficace

L’email marketing è un processo variabile

Probabilmente l’avrai già capito che nel mondo del marketing digitale l’unica costante è che non ci sono costanti. Le cose cambiano di continuo, ci sono sempre nuove tendenze, tecnologie e nuovi approcci. Ciò che l’anno scorso era in voga ed efficace quest’anno potrebbe già essere fuori moda, perciò devi – se ovviamente vuoi avere successo – rimanere sempre al passo con le tendenze e le novità.

La concorrenza è spietata e se non vai avanti per la tua strada e non segui le nuove tendenze potrebbe farti fuori in men che non si dica. Se rimani indietro di qualche passo farai fatica a rientrare a far parte della corsa, ci impiegherai troppo tempo e troppe energie per raggiungere gli altri – per questo motivo è importante seguire le nuove tendenze appena queste si manifestano.

A volte però è difficile, soprattutto perché ciò richiede molto tempo ed energie – tempo ed energie che spesso non hai, specialmente se devi preoccuparti che i tuoi affari filino liscio. Ma non ti preoccupare, ci siamo presi del tempo al posto tuo e siamo andati a scoprire quali sono le principali tendenze dell’email marketing per il 2020, sta a te poi seguirle.

Tendenza 1: Segmentazione e automatizzazione dinamica della posta elettronica

Si tratta sicuramente di una delle tendenze da non trascurare se vuoi rimanere al passo con la concorrenza. Ormai quasi tutto funziona in modo automatico, significa che determinate attività richiedono meno tempo perché il lavoro lo fa il computer al posto tuo. Di conseguenza hai più tempo per le altre attività che ti faranno raggiungere risultati migliori.

Una segmentazione dinamica è una nuova tendenza che ti permette di classificare i destinatari in segmenti man mano che ottieni i loro dati. Questo significa che non dovrai più esportare manualmente i destinatari e classificarli in segmenti, ma sarà fatto automaticamente in base all’interazione dei destinatari con i tuoi messaggi e/o il sito web.

Logicamente il prossimo passo sarebbe automatizzare la posta elettronica. L’email marketing è una delle forme di marketing più semplici e temporalmente efficaci, ma che comunque richiede il suo tempo – ecco, con l’automatizzazione ce ne vorrà un po meno.

L’aumento dell’utilizzo e dell’efficacia dell’intelligenza artificiale nell’email marketing permette anche un’automatizzazione sempre più vasta ed efficace della posta elettronica, uno degli scopi principali è ovviamente anche quello di risparmiare tempo – che puoi utilizzare per ulteriori sviluppi, miglioramenti o semplicemente per le cose belle della vita.

Tendenza 2: Più testo meno grafica

Questa tendenza è in netto contrasto con le tendenze degli anni precedenti – ma proprio per questo è così importante seguirla, altrimenti la concorrenza potrebbe farti uscire presto dal gioco. I messaggi email che contengono più testo e meno elementi grafici appaiono più personali e questo è uno degli scopi principali dell’email marketing oggi giorno.

I messaggi che contengono del testo vengono percepiti come messaggi scritti da una persona reale, seduta davanti ad un computer – e questo aiuta a creare una migliore connessione tra il destinatario e il marchio.

I messaggi email che contengono troppi elementi grafici possono essere visti come posta indesiderata e questo ovviamente non va bene. Quando crei le tue campagne di email marketing attieniti quindi alla regola «meno è meglio» – con meno elementi grafici (significa anche meno lavoro!) raggiungerai risultati migliori.

Tendenza 3: Contenuti creati dall’utente

I contenuti creati dagli utenti sono un trend estremamente efficace in tutti i campi del marketing e anche per l’email marketing non è un’eccezione. Aiuta ad aumentare il coinvolgimento dei destinatari (si tratta del c.d. subscriber engagement) e aumenta efficacemente la fiducia dei consumatori, perché questo logicamente aumenterà anche le probabilità d’acquisto.

Pensa a come fai acquisti tu. Ti è mai capitato di comprare qualcosa solo per perché il prodotto sul sito aveva ottime recensioni? Le opinioni degli utenti reali contano, e forse oggi, che l’email marketing è talmente aggressivo, la verità invece così ambigua, ancora di più.

Qualsiasi contenuto creato dagli utenti, che si tratti di recensioni, feedback, foto, blog, vlog (video blog) o altro, è uno strumento estremamente prezioso, che dovresti includere anche nella tua strategia di email marketing.

Tendenza 4: Design interattivo

I design interattivi sono eccellenti perché attirano l’attenzione dei tuoi destinatari – ma devi fare attenzione. Non basta includere nel messaggio una GIF o un video, l’elemento interattivo deve avere anche un valore aggiunto.

Una CTA animata, caroselli di fotografie, menu o questionari incorporati, questi sono degli strumenti efficaci e ottimi esempi su come l’interattività può essere allo stesso tempo utile e divertente.

Un’altra cosa alla quale bisogna fare attenzione: l’interattività va bene, ma considera che la maggior parte delle persone oggi giorno legge la posta sugli schermi dei cellulari, non solo sul computer. Questo significa che i contenuti interattivi devono essere ottimizzati e adattati ai dispositivi mobili, solo così tutti i destinatari riusciranno a leggerli.

Tendenza 5: Un email marketing più intelligente

L’email marketing è uno strumento estremamente efficace, ma da solo non basta. I clienti ormai sono consapevoli che di concorrenza ce n’è tanta, mentre le offerte sono diverse, perciò per l’acquisto non si basano esclusivamente su un solo canale comunicativo, ma prima della decisione ne consultano altri.

Parliamo dei cosiddetti punti di contatto (touchpoints), che rappresentano tutti i punti dove il consumatore viene a contatto con un determinato marchio. Tra questi ci sono le newsletter, i social media, negozi fisici, siti web, ma anche conversazioni con gli amici, i contenuti su altri siti online e comparatori di prezzi online.

Le ricerche mostrano che il cliente prima di prendere la decisione d’acquisto verifica in media 3 punti di contatto, a volte meno, a volte di più, dipende dal valore dell’acquisto (quando si acquistano prodotti meno costosi, come abbigliamento, ci si impegna meno, mentre per acquisti di valore più alto, come gli  elettrodomestici, ci si prende più tempo e si verificano più punti).

Ciò significa che dovrai essere il più coerente possibile sia sui diversi canali che sui diversi punti di contatto. In alcuni casi questo è semplice (per esempio il sito web e la newsletter), in altri più difficile (i pareri dei clienti). Ma è comunque importante che i destinatari della tua newsletter non notino differenze tra il contenuto che esponi nelle tue campagne di email marketing e le informazioni alle quali accedono tramite altri punti di contatto.

Tendenza 6: Chiamata all’azione chiara

La chiamata all’azione è una delle basi dell’email marketing, ma sfortunatamente molte aziende ancora non ne usufruiscono. Se trai i tuoi propositi per l’anno nuovo c’è anche quello di migliorare le chiamate all’azione che utilizzi nelle tue campagne di email marketing, vedrai che di conseguenza miglioreranno anche i tuoi risultati.

Ma cosa significa una chiamata all’azione chiara? Significa che devi dire esplicitamente ai destinatari cosa devono fare – in modo da non lasciare alcun dubbio. Come già detto, i destinatari oggigiorno vengono bombardati da tutte le parti con messaggi di marketing aggressivi, perciò a volte i messaggi neutri, che non hanno uno scopo preciso, vengono semplicemente trascurati ed ignorati.

Un altro stratagemma: le chiamate all’azione più efficaci sono quelle che offrono qualcosa e non chiedono niente in cambio – o almeno non troppo. Offri quindi qualche contenuto gratuito, sconto o altro tipo di vantaggio che attiri il destinatario e migliori le tue probabilità che questi faccia quel passo in più ed effettui l’acquisto.

Tendenza 7: Contenuto della newsletter adattato

Della segmentazione e della personalizzazione ne abbiamo già parlato tanto, ma siccome si tratta di un tema talmente importante, vale la pena menzionarlo più volte. Una delle tendenze principali dell’email marketing per il 2020 infatti è anche un contenuto adattato il più possibile all’utente.

Due clienti che vengono a visitare allo stesso tempo il tuo sito web, sbirciano un po’, si iscrivono alle e-news e poi chiudono la pagina, secondo la logica dovrebbero ricevere un messaggio email uguale. Ma questo sarebbe un grande errore. Perché? Perché questi due clienti sono completamente diversi – e per questo motivo dovrebbero ricevere anche due messaggi totalmente diversi.

Considerare il comportamento sul sito web, gli acquisti precedenti e tutti gli altri dettagli è di estrema importanza quando si sceglie il contenuto della newsletter, ma è ancora più importante essere consapevoli che una sola newsletter non può soddisfare tutti. Non possiamo offrire gli stessi prodotti a clienti diversi, giusto? È vero anche che dovendo preparare diverse newsletter avrai più lavoro da fare, ma vedrai che i risultati non tarderanno ad arrivare.

Tendenza 8: Narrativa

Raccontare storie è una delle maggiori tendenze del marketing negli ultimi anni e nel 2020 diventerà ancora più importante.

Si tratta di creare nel messaggio un insieme sensato, una storia che attiri i destinatari, che comunichi qualcosa da ricordare, che lasci il segno. Lascia stare frasi casuali e messaggi del tipo «l’importante è inviare qualcosa», prenditi del tempo e crea una storia.

Sì, è vero che per creare e raccontare storie ci vuole molto tempo ed energie, ma fidati, l’investimento ne varrà la pena. Si tratta di una strategia a lungo termine che ti aiuta a creare un marchio forte e instaurare stretti legami con il tuo pubblico – anche questa è una delle tendenze importanti dell’email marketing per il 2020.

Tendenza 9: Legame stretto e personale con il pubblico

Anche tu hai già ricevuto nella tua casella di posta centinaia di offerte per le piccole pillole blu o inviti a conoscere ragazze sexy nei tuoi dintorni? Se non hai risposto è probabilmente perché questo tipo di offerte non ti interessa minimamente – ma l’interesse nell’email marketing ovviamente è di vitale importanza.

È quindi d’obbligo instaurare un legame stretto e personale con il proprio pubblico target, e non solo perché anche questa è una delle tendenze più importanti per il 2020. Sarebbe un peccato non approfittare di tutti i dati e le informazioni che abbiamo sui nostri destinatari e sulle loro abitudini d’acquisto.

Una buona segmentazione dei destinatari e un’ottima personalizzazione sono la chiave per costruire un legame personale con i clienti e nel 2020 sarà più importante che mai. In un mare di messaggi di marketing veloci e aggressivi i clienti apprezzano sempre di più offerte adattate e personalizzate che rispecchiano lo sforzo e il tempo impiegati dall’offerente (non importa se poi tutto il lavoro lo fa il computer).

Tendenza 10: Creare una comunità inclusiva

Si tratta di uno dei trend più importanti che sta emergendo nel mondo del marketing, ed è molto utile anche nel campo dell’email marketing. È già da un po’ di tempo che le persone non usano internet solo come strumento per trovare informazioni, ma anche come canale per conoscere persone nuove, socializzare, passare tempo libero e divertirsi.

Perciò è importante offrire tutto questo. Una comunicazione rigorosamente ufficiale fa parte del passato, le nuove tendenze suggeriscono più rilassatezza e un maggiore senso di comunità. E come crearlo? Se ti aspetti che i destinatari si rilassino in tua compagnia innanzitutto dovrai rilassarti tu. Nella tua newsletter (e anche sugli altri canali, tra cui i molto amati social media), confida ai tuoi destinatari qualche informazione personale, cosa ti piace, qual è il tuo prodotto preferito, puoi presentare la tua routine quotidiana con qualche fotografia, puoi pubblicare un video che presenta in dettaglio il processo di lavoro – tutto ciò che rende la comunicazione più interessante, diversa e personale.

Se riesci a creare una comunità dove tu e i destinatari della tua newsletter potete condividere contenuti non strettamente correlati al processo d’acquisto o ai tuoi prodotti, sei sulla strada giusta per migliorare i tuoi risultati nel 2020.

Per concludere …

Come riassumere quindi tutte le tendenze dell’email marketing per il 2020? Tutto ruota intorno a un maggiore coinvolgimento del destinatari, un approccio sempre più personale verso i clienti e un’automatizzazione d’invio sempre più intensa della newsletter. Suona contradditorio? In realtà non lo è.

È ovvio che non puoi occuparti personalmente di ogni destinatario, se sull’elenco d’invio ce ne sono più migliaia, ma puoi sempre farti aiutare dalla tecnologia che fa il lavoro al posto tuo in pochi secondi. L’uso intelligente delle nuove tecnologie ti permette di raggiungere in modo più veloce, facile ed efficace risultati migliori – e questa è una combinazione vincente!

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Come e quando aggiornare i contenuti esistenti

Di Graziano Brotto in: SEO - Inserito il 16-02-2020

Come scegliere i contenuti da aggiornare

Ecco come sfruttate la SEO e potenziare la visibilità di un sito web dopo una revisione analitica dei contenuti esistenti individuando quali tipi di query di ricerca generano più impression e clic.

Una delle tattiche più semplici per generare nuovo traffico è anche una tra quelle più trascurate: aggiornare ed espandere i contenuti vecchi.

Quali sono i vantaggi di aggiornare i contenuti vecchi

A differenza di un vino da invecchiamento, i contenuti di un sito non necessariamente invecchiano bene, con alcuni di essi che si degradano col passare del tempo. La creazione di nuovi contenuti non è sempre necessaria quando si dispone di un corpo di buoni contenuti che possono essere lavorati e rivisti in modo più appurato così da fornire nuovi risultati rapidi grazie ad una semplice rinfrescata.

L’aggiornamento dei contenuti esistenti di un sito web offre i seguenti vantaggi:

  • Fornisce una migliore esperienza utente: gli utenti leggono i contenuti per trovare informazioni, ma se essi non sono aggiornati, non sono più utili. Garantire che i contenuti siano aggiornati e precisi è la cosa migliore da fare per l’esperienza dei lettori.
  • Mantiene l’autorità degli URL: ogni volta che si crea una nuova pagina su un sito il nuovo URL non ha alcuna autorità. Gli URL dei contenuti più vecchi hanno autorità esistente da qualsiasi link che hanno acquisito, ma anche solo dall’essere “invecchiati”.
  • Possono essere ottimizzati per nuove o per più parole chiave: come vedrete qui di seguito, uno dei maggiori vantaggi del controllo dei dati è quello di vedere quali tipi di query di ricerca danno luogo a impression e click. A volte si possono trovare ottime keyword con un tasso di clic molto basso. La semplice modifica dei contenuti per includere una parola chiave o le sue varianti aiuta a classificare meglio il contenuto e a ottenere un tasso di clic più alto.

Come scegliere i contenuti da aggiornare

Fase 1: Per prima cosa collegarsi a Google Analytics e selezionare Comportamento > Contenuto del sito > Tutte le pagine.

Assicurarsi di segmentare prima i dati per traffico organico in modo da visualizzare solo le pagine più visitate dagli utenti organici e prendere nota delle prime 10-15 pagine che guidano il traffico più organico verso il sito web. Potete usare la funzione di esportazione in GA o semplicemente copiare e incollare la lista in un foglio di google.

Nota: Google non mostra l’URL principale, il che va bene per i passi successivi.

Google Analytics

Fase 2: Successivamente è possibile utilizzare i dati della Google Search Console per fornire indicazioni su come aggiornare i nuovi contenuti.

Nella Search Console andare su Performance report nella navigazione a sinistra, selezionare l’intervallo di date e cliccare sul pulsante + NUOVO per segmentare i dati in base all’URL della pagina. Normalmente si seleziona il filtro “URL esatto” e poi si va a copiare e incollare l’URL principale dalla nostra lista.

Google Search Console

Nell’immagine qui sopra si vede come l’articolo originario è stato scritto per spiegare come “Chrome not secure notice” se un sito web non è sicuro.
Da una prima analisi di dati è stato rilevato che sul sito sono state fatte molte ricerche relative a “come rendere sicuro un sito web”. A questo punto si potrebbero trovare modelli di ricerca simili che l’articolo iniziale non aveva coperto o non aveva approfondito e aggiornare quella sezione dell’articolo per meglio allinearsi con i modelli di ricerca.

Assicuratevi di scegliere modelli di ricerca che siano rilevanti per la vostra azienda e per l’articolo originale. In questo caso, si può vedere un bell’aumento del traffico fino all’aggiornamento del core di Google di novembre che ha dato una rilevanza mirata visto che l’intento originario dell’articolo era quello di “Chrome not secure warning” piuttosto che di come rendere sicuro un sito web.

Come abbiamo ripetuto più volte durante questo articolo bisogna sempre tenere a mente che stiamo seguendo queste stesse tattiche per cercare di recuperare il traffico perso in modo rilevante.

Altre tattiche di aggiornamento dei contenuti da utilizzare

  • Riparare eventuali link rotti: questa tattica da sempre fa bene sia all’esperienza utente che alla SEO. Se abbiamo contenuti con molti link o link relativi a contenuti stagionali/datati, è sempre bene controllarli con regolarità per assicurarci che il link sia ancora attivo e attuale per evitare effetti negativi sulla SEO. Quando si apportano modifiche o cambiamenti bisogna sempre ripubblicare i contenuti.
  • Aggiungere altre immagini o video: anche le immagini e i video possono diventare obsoleti ecco perché bisogna sempre controllare che tutti i media presenti nei post siano ancora rilevanti. Un altro modo per aggiornare è semplicemente aggiungere nuovi media, specialmente video. Da mesi ricordiamo che vi è sempre di più un maggiore interesse per i video, ecco perché se è fattibile è sempre bene creare e aggiungere un video YouTube rilevante per i post.
  • Aggiungere o modificate una call to action per aumentare le conversioni: il contenuto è probabilmente destinato a spingere un utente curioso a diventare un cliente o un lettore assiduo. Ecco perché è fondamentale sperimentare le call to action o chiamate all’azione e i titoli che possono portare a un aumento delle conversioni.

Con quale frequenza bisogna aggiornare i contenuti

Non esiste uno standard prestabilito per la frequenza di aggiornamento e realisticamente questo varia a seconda del sito web e del settore.

Se si è appena pubblicato un sito web si può tralasciare di doversi concentrare sull’aggiornamento dei contenuti per i primi mesi. Se invece si amministra un blog esistente che riceve traffico, ogni sei mesi si dovrebbero rivedere i dati e determinare quali contenuti stanno andando bene o potrebbero beneficiare dell’aggiornamento. Se il settore è spesso in movimento sarebbe opportuno individuare i contenuti che dovrebbero essere aggiornati molto più spesso per rimanere aggiornati. Se, tuttavia, si hanno più di 10.000 visitatori al mese, potrebbe essere importante aggiornare i contenuti anche ogni trimestre.

Se si è alla ricerca di un modo per incrementare il ranking di un sito web o per migliorare la SEO e fornire migliori informazioni ai propri lettori, è bene considerare sempre la possibilità di aggiornare i contenuti esistenti. Questa è una buona opzione per sfruttare in modo diretto e veloce la SEO già esistente ed evitare di creare nuovi contenuti che probabilmente richiederebbero del tempo e tanta fatica.

Un ultimo consiglio: ogni volta che si aggiornano i contenuti è sempre bene condividerli e promuoverli il più possibile.

Verifica di un dominio in Facebook Business Manager: a cosa serve e come iniziare

Di Graziano Brotto in: Web Advertising - Inserito il 24-12-2019

Se fai inserzioni online non puoi non conoscere il potente strumento di Facebook Business Manager. Non hai ancora creato il tuo account? Sbrigati a leggere il post

Si potrebbe dire che la verifica di un dominio all’interno di Business Manager ricada all’interno del tema più ampio della protezione del brand. Come forse saprai, da ormai diverso tempo, in Facebook non è più possibile editare liberamente le anteprime dei link condivisi, così da evitare una facile disinformazione quando si condivide un link a una pagina web di terze parti.

Verificare un dominio significa, in Business Manager, confermarne la proprietà agli occhi di Facebook, permettendoci di ottenere i privilegi di modifica dei link quando condivisi sulla piattaforma da pagine di cui siamo amministratori (o in cui disponiamo comunque di un ruolo tale da potervi pubblicare contenuti).

Se stai lavorando su progetti di terzi, è bene che questo processo di verifica sia effettuato sul business manager del cliente. Questo potrà poi condividere con i suoi partner (consulenti e agenzie che lo seguono sull’attività in Facebook) il dominio verificato.

Come iniziare

Il processo è piuttosto semplice. Una volta entrato in Business Manager (in business.facebook.com) scendi nelle “Impostazioni” attraverso il piccolo pulsante in alto a destra.

Tra le voci disponibili nel menù a sinistra, troverai la voce “Brand safety”. In essa, troverai la sotto-sezione “Domini”. Se non hai ancora verificato alcun dominio, fai clic sul pulsante “Aggiungi” e digita il dome del dominio.

Una volta indicato il dominio, ti verrà chiesto di confermarne la proprietà in due modi:

  • Aggiungendo un record TXT ai DNS del dominio. È questo un metodo leggermente più macchinoso, per portare a termine il quale avrai bisogno di affidarti al tuo sistemista o a chi ti fornisce l’hosting.
  • Caricando un file HTML nella root del dominio. Un metodo sicuramente più rapido, che richiede però che il file sia lasciato in posizione nel tempo, poiché la piattaforma potrebbe effettuare periodicamente una nuova verifica.

Una volta verificato il dominio, come se si trattasse di qualunque altro asset, potrai:

  • assegnare il dominio a una tua pagina, affinché quella pagina possa condividere URL modificabili nei loro attributi verso il dominio;
  • condividere il dominio verificato con un tuo partner, affinché possa gestirlo allo stesso modo sul suo business manager.

Anche se può sembrare un processo macchinoso, l’intera operazione – salvo tu voglia effettuare la verifica attraverso quella dei DNS – richiede solo qualche minuto.

È tuttavia un passaggio fondamentale per proteggere una volta di più il nostro brand in Facebook, impiegando Business Manager come strumento centrale per questo tipo di delicate operazioni.

La ricerca organica copre il 53% di tutto il traffico del sito, a pagamento solo il 15%

Di Graziano Brotto in: SEO - Inserito il 15-10-2019

Cos’è la ricerca organica

Secondo uno studio redatto da BrightEdge le ricerche a pagamento e quelle organiche generano oltre il 70% dei ricavi per le aziende B2B.

Nei nostri precedenti articoli abbiamo parlato di come gli zero-click result stiano cambiando la SEO, anche se oggi, un nuovo studio di BrightEdge, conferma ancora una volta come la ricerca organica e a pagamento continuino a fornire molto più traffico verso i siti web rispetto ad altri canali, tra cui la pubblicità social e il display advertising.

BrightEdge ha rilevato che la ricerca a pagamento e la ricerca organica sono responsabili del “68% di tutto il traffico dei siti web tracciabili”.

Ciò che risulta più interessante dallo studio fatto è che la percentuale di traffico proveniente dalla ricerca organica è cresciuto nei cinque anni in cui BrightEdge ha condotto la ricerca. I dati dello studio (l’azienda ha escluso il traffico diretto) fanno riferimento a maggio 2019 e provengono “da migliaia di domini e decine di miliardi di sessioni”.

Percentuale delle ricerche dello studio redatto da BrightEdge

Come si vede dal grafico qui sopra il report analizza i dati sul traffico per le keyword verticali rilevando che per i siti web B2B i numeri sono stati addirittura superiori alla distribuzione generale del traffico.

Interessante è certamente apprendere che più del 75% del traffico B2B proviene da ricerche organiche e da paid search.

Nel 2014 la ricerca organica ha portato il 51% del traffico sui siti web, mentre la percentuale è cresciuta al 53% quest’anno, con un 15% circa del traffico che proviene dalla ricerca a pagamento.

Più equilibrio è stato trovato invece nell’ambito della vendita al dettaglio, dove la distribuzione del traffico tra ricerca organica, a pagamento e “altro” si è quasi equamente spalmato, dove “altro” e a pagamento hanno coperto ciascuno circa il 23% delle visite, mentre la ricerca organica ha fornito il 41%.

Non troppo positivo sembra invece essere l’impatto dei social media sui referral. Il rapporto ha poco di positivo da dire sul traffico proveniente dai social network che praticamente rimane stazionato al 5% del traffico rispetto al 2014.

Unica eccezione i media e l’intrattenimento che sono state le uniche categorie in cui ha portato più traffico (8%).

Interessante è anche la parte dello studio dove BrightEdge offre una stima della ripartizione dei ricavi per canale per il traffico generale e in specifici verticali. Complessivamente l’azienda afferma che la ricerca a pagamento e la ricerca organica sono responsabili del 72% dei ricavi per il B2B e per gli altri specifici settori verticali, affermando che i social media portano, in media, meno dell’1% del fatturato totale.

L’attenzione che bisogna rivolgere a questi dati è certamente importante perché chi opera in ambito SEO deve sempre valutarli attentamente.

Certamente ci saranno alcuni marketer che contesteranno alcuni dei risultati, soprattutto sulle percentuali di traffico traghettate dai social media. Ma supponendo che la metodologia del report sia valida, oggi più che mai si afferma con forza il valore continuo della ricerca organica e di quella a pagamento.

Forse una voce fuori dal coro potremmo trovarla nella consolidata portata di traffico proveniente dalla ricerca organica che, in particolare, sembra smentire i molti cambiamenti strutturali nelle SERP che si sono verificati e che saranno sempre più rilevanti nei prossimi anni.

Quanti articoli scrivere a settimana per il blog?

Di Graziano Brotto in: Blogging - Inserito il 08-10-2019

Quanti articoli scrivere a settimana per il blog?

Questo è uno dei dubbi tipici, se anche tu vuoi sapere quanti articoli scrivere a settimana per il blog sei in buona compagnia. Perché ogni blogger si preoccupa e vuole mantenere un buon ritmo, cercando di organizzare le proprie risorse. Soprattutto all’inizio, quando devi gestire le forze.

Però voglio darti subito una stima per poi approfondire la decisione nei prossimi paragrafi: 2 articoli a settimana, per me, è un buon compromesso. Puoi passare a 3 se hai intenzione di fare sul serio e pubblicare ogni giorno (anche più volte) se sei un quotidiano o un magazine. Solo 1 articolo a settimana? Per me è il limite minimo, per chi è abituato a firmare capolavori.

In realtà non è facile capire il giusto ritmo di pubblicazione, scrivere articoli vuol dire gestire risorse in modo da rendere il processo di blogging una risorsa utile per l’azienda. Quindi è giusto interrogarsi su questo punto: quanti articoli scrivere a settimana per il blog? La risposta è articolata.

Non c’è un numero di articoli definito a monte

Esatto, anche in questo caso la risposta trova rifugio nel sempreverde dipende. Non è possibile indicare una regola valida per tutti perché, dal punto di vista tecnico, il blog è pensato proprio per questo: pubblicare contenuti con una sequenza temporale. Uno dopo l’altro, in un ciclo infinito.

Questo in linea di principio. Poi esistono una serie di parametri, che sto per elencare, che ti possono aiutare a prendere una decisione. Ma faccio questa premessa per mettere in guardia chi pensa di poter ridurre tutto a una semplice regoletta. Non esiste, o almeno io non la conosco.

Vantaggi di chi pubblica sempre molti contenuti

Partiamo da una domanda chiara: quali sono le spinte verso un ritmo sostenuto? All’inizio puoi aver bisogno di crescere in fretta quindi devi creare un corpo di articoli capaci di innescare in temi ridotti il processo di inbound marketing. Attenzione, questo non vuol dire automaticamente posizionarsi su Google. L’autorevolezza in un determinato settore te la guadagni nel lungo periodo.

Soprattutto nei settori competitivi. Però se inizi a pubblicare un buon numero di articoli a settimana, magari ogni giorno, puoi raggiungere obiettivi concreti bruciando le tappe. In più ottieni una serie di vantaggi strategici. In primo luogo hai più contenuti per alimentare social e newsletter.

Poi c’è la possibilità di accedere a Google News: una delle prerogative di questa sezione del motore di ricerca è proprio il ritmo di pubblicazione alto e costante. Come, ad esempio, quello di un quotidiano. In ultimo, ma non per importanza, c’è Google: il crawl si adegua alle tue abitudini editoriali e passa con più frequenza sul tuo sito, dando maggior cura nei contenuti.

Attenzione, il crawl budget non è necessariamente un fattore di ranking ma, come suggerisce Google, è un passaggio essenziale per l’indicizzazione. Quindi è importante agevolarlo.

Svantaggi per chi vuole pubblicare ogni giorno

Quanti articoli scrivere a settimana per il blog? C’è chi preferisce frenare il numero per un motivo: ha risorse limitate e vuole puntare su pochi post scritti bene. La quantità non è per forza sinonimo di bassa qualità. Ma non tutti possono mantenere alti standard e ritmo elevato. Tentare senza la giusta struttura ti espone ai rischi di chi pubblica per esserci e basta.

Questo risultato non porta problemi solo per l’opinione dei lettori ma anche per il giudizio di Google: avrai, probabilmente, una marea di articoli inutili e poco significativi: traffico zero, niente link, posizionamento inesistente. Queste pagine diventano un peso per la tua pubblicazione.

Un buon motivo per limitare le pubblicazioni? Sfornare ogni giorno un post può essere una sfida poco conveniente se devi lanciare duplicati, riflessioni che passano inosservate e aria fritta.

Elementi strutturali del progetto editoriale

Ci sono dei blog che hanno, nel proprio DNA, già scritto il numero di articoli da pubblicare a settimana. Almeno in linea teorica ecco. Ti faccio qualche esempio? Se lavori su un blog dedicato a un argomento verticale, quindi molto specifico, devi per forza operare con un ritmo di pubblicazione basso. Altrimenti esaurisci il calendario editoriale in pochi mesi.

Non puoi snaturare il progetto aprendo le porte ad altri argomenti. D’altro canto se vuoi fondare un magazine, un giornale online iscritto al Tribunale, devi stare sul pezzo. Quindi il ritmo di pubblicazione si alza inesorabilmente. E si abbassa di nuovo se decidi di intercettare un pubblico avanzato, persone che non si accontentano di guide base ma vogliono case study avanzati.

 

 

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